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i Boschi le e Borgate del Vallone di Sant’Anna di Cavoira


albergo ristorante tre verghe d'oro pradleves cuneo escursioni Percorso tra vecchie borgate, tra l’Ubai e l’Adrech, nei boschi fino allo spartiacque con il vallone di Rocca Stella.
Si parcheggia l’auto nella Borgata Bris (Ruata Brisso) e, calzate le racchette, ci si incammina lungo la strada per San Matteo. Al bivio, si continua in direzione Sant’Anna.
Raggiunta la cresta, s’imbocca la pista forestale in direzione di Borgata Boiset e si prosegue fino al punto di partenza. Escursione priva di particolari pericoli, presenta in alcuni tratti punte di pendenza più impegnative.
L’itinerario si snoda nel vallone di Cavoira, teatro di alcuni momenti importanti della Resistenza, legati in particolare alla presenza di personaggi come Duccio Galimberti. La banda di Paraloup, che si era formata a Madonna del Colletto, scelse queste zone, perché le considerava più sicure.
È possibile apprezzare il patrimonio boschivo della Valle Grana e le differenti tipologie di vegetazione che variano con l’altitudine e con l’esposizione al sole. Nella parte bassa la presenza dominante è quella dei castagneti, un tempo risorsa fondamentale per le comunità che vivevano stabilmente in valle. Oggi sono soprattutto le faggete dell’alta valle ad essere sfruttate dal punto di vista economico per la produzione di legname.
Il vallone di Cavoira è ricco di acqua particolarmente leggera; da qui parte anche l’acquedotto comunale di Valgrana, che in alcuni periodi dell’anno supporta anche il fabbisogno della rete di Caraglio. Proprio su questo acquedotto è stata realizzata una centralina idroelettrica, che consente la produzione di energia pulita, sfruttando una captazione d’acqua già esistente e limitando al massimo l’impatto con il territorio.
In un ambiente poco contaminato e ricco di boschi trovano così spazio decine di animali: caprioli, cinghiali, volpi, uccelli di ogni genere, mentre in alto, seppur in una sola occasione, è stato avvistato il lupo, segno che la natura si sta poco a poco riappropriando degli spazi a suo tempo sottratti dall’uomo. Lungo il percorso proposto ci si imbatte in zone in cui il manto nevoso è più compatto. Ciò è dovuto alla presenza di vallonetti dove, grazie all’azione del vento, si accumula la neve. Il pericolo di valanghe risulta molto limitato per la presenza di estese zone boschive.

La Cava di Lose di Frise


albergo ristorante tre verghe d'oro pradleves cuneo escursioni Si sale in Valle e giunti a San Pietro di Monterosso si prosegue per Saretto e si svolta a destra in direzione Borgata Frise che però non si raggiunge, poichè la partenza è presso Borgata Sonvilla (1050 m), dove è possibile parcheggiare l’auto nei pressi del bed and breakfast. Si infilano le racchette ai piedi e si segue il sentiero segnalato della “Curnis”, in direzione del pian d’i masche, tra suggestione e leggenda, passando per Fugirus, storica borgata dei Lauzatier, per poi addentrarsi nei boschi che da Combetta ci accompagnano a Riosecco (1070 m), dopo l’attraversamento delle borgate Runero e Funse.
Dopo una sosta in Borgata Riosecco in cui ogni estate si celebra il raduno dei Ribero, si prosegue su sentiero segnalato per le Borgate di Comba (1318 m) e Frise (1222 m), passando per Ruera.
Lungo il percorso, poco prima di tornare verso il punto di partenza chiudendo così l’anello, è possibile vedere alcune cave di lose, la cui estrazione e lavorazione ha rappresentato un’attività storica per la Valle Grana, in particolare in questo vallone laterale, i cui abitanti avevano basato quasi interamente la propria sussistenza su tale mestiere. Ancora oggi risalendo le pietraie di detriti che affiancano le cave è possibile trovare oggetti e piccole strutture, a testimonianza di cosa significasse effettuare questo tipo di lavorazione e dei pericoli che comportava.
La Borgata Sonvilla, che segna l’inizio di questo itinerario, rappresenta l’anello di congiunzione tra passato e futuro; da tempo disabitata, è stata ristrutturata, prestando particolare attenzione al recupero architettonico e strutturale, e oggi ospita un’attività agrituristica. Si tratta di un nuovo modo di vivere la montagna, coniugando due aspetti fondamentali a essa collegati, l’agricoltura e il turismo, quest’ultimo inteso non come sfruttamento del territorio da parte delle grandi masse, ma come riscoperta della cultura e della tradizioni locali, a contatto con la natura.
Nella zona di Fugirus, invece, è possibile apprezzare come la natura piano piano recuperi i suoi spazi: antichi muretti sono ormai rivestiti d’erba e abitazioni diroccate vedono crescere al loro interno alberi, segno che i boschi, dopo essere stati tagliati per lasciare spazio agli insediamenti dell’uomo, tornano padroni del loro territorio. A Fugirus vi sono anche alcune case ristrutturate e abitate in estate da emigrati che tornano nei luoghi della loro infanzia per godere della pace e della tranquillità.
Delle borgate Riosecco e Funse si dice che furono fondate da fuggiaschi, sfruttando la posizione un po’ nascosta. In questi luoghi appartati e lontani dal mondo, storia e leggenda spesso si fondono, parlando di Catari, perseguitati politici o religiosi. Qui trovarono rifugio intere famiglie, come i Ribero, forse scappati dalla Spagna per motivi politici e che ogni anno a Riosecco celebrano “la festa dei Ribero”.
Nel complesso si tratta di un’escursione molto bella, che coniuga aspetti di interesse naturalistico e storico, offrendo moltissimi spunti di riflessione. Data la diversa esposizione al sole dei vari tratti, può capitare di dover togliere e mettere le racchette più volte a causa della differenza di consistenza del manto nevoso.

La Grotta del Ghiaccio


albergo ristorante tre verghe d'oro pradleves cuneo escursioni La Grotta del Ghiaccio, conosciuta con il nome locale di Pertus d’la Patarasa (nell’antichità, Patarasa era il nome di una fata benevola che abitava nelle caverne), è una piccola grotta nella quale le particolari condizioni geologiche e meteorologiche offrono al visitatore la spettacolare visione, anche nelle estati più torride, di colonne e stalattiti di ghiaccio, in uno scenario quasi surreale.
In inverno risulta un itinerario molto semplice nella prima parte, ma che richiede buone capacità fisiche e ottima conoscenza della neve nell’ultimo tratto, in quanto i pendii si fanno più ripidi e si entra in un vallone in cui le valanghe sono molto frequenti.
Dal Santuario di S. Magno ci si muove in direzione del Chastlar su pista forestale, attraversando pendii innevati che nascondono alcuni tra i più bei pascoli di tutta la Valle Grana e offrono al camminatore una panoramica dall’alto della conca di Castelmagno.
Questo tratto viene percorso in notturna da moltissimi appassionati di stelle, che riescono in pochi minuti a portarsi fuori dall’inquinamento luminoso dei paesi circostanti e godere di uno spettacolo veramente unico.
Tralasciata la diramazione che porta nel Vallone del Sibolet, si procede in direzione del Colletto del Chastlar, dove ci si può fermare per ammirare la pianura sottostante e spingere lo sguardo fino alle Langhe.
Da qui i più esperti e allenati possono risalire verso sinistra e, superato il Monte Crosetta (2194 m), portarsi nel Vallone di Narbona, dove si trova la Grotta del Ghiaccio. Quest’ultima parte del percorso non è segnalata, quindi è d’obbligo prestare la massima attenzione. Si tratta di un percorso in alcuni punti molto impegnativo; ghiaccio e neve instabile rendono l’itinerario adatto solo a chi sia veramente esperto e capace di muoversi sulla neve leggendone i segni. In primavera, quando la neve si è ormai assestata, è possibile scendere verso la grotta con maggiore sicurezza. La grotta non è semplice da trovare e bisogna armarsi di un po’ di pazienza, ma lo spettacolo all’interno ripaga dello sforzo e dell’attesa. In previsione dell’ingresso nella stessa, è indispensabile un equipaggiamento adeguato. Per ammirare il ghiaccio perenne è sufficiente addentrarsi nella grotta per qualche metro. In nessun caso è consigliabile proseguire oltre senza l’assistenza di un esperto speleologo.
Il Vallone di Narbona rappresenta uno dei più affascinanti e misteriosi territori della Valle Grana; non è noto chi o cosa abbia spinto i suoi abitanti a stabilirsi a Narbona. Le case sono arroccate sul pendio, addossate l’una all’altra, come per affrontare unite l’inverno. È un luogo impervio, roccioso e improduttivo, dove si può solo abitare; di sicuro le esigenze di comunicazione non erano una priorità per i primi che vi si insediarono stabilmente! Il ritorno si effettua lungo il percorso di salita.

Anello di Colletto


albergo ristorante tre verghe d'oro pradleves cuneo escursioni Si parte da Borgata Colletto (1272 m), facilmente raggiungibile da Campomolino, e si sale seguendo le tracce della pista forestale ben segnalata in direzione Valliera, attraversando alcuni vallonetti dove spesso, subito dopo una nevicata, si formano delle valanghe, per cui è bene prestare molta attenzione.
Borgata Valliera è stata recuperata e destinata al turismo, grazie alla creazione di un albergo diffuso, che ha aperto i battenti circa un anno fa.
Da qui si può proseguire verso Batuira, visitabile con una digressione di cinque minuti appena rispetto al percorso previsto. Questa borgata è stata per alcuni anni sede di residenza di alcuni monaci buddisti, che hanno lasciato sui muri delle case le loro caratteristiche bandierine di preghiera colorate. Per chi oggi arriva a Batuira si tratta di un inaspettato benvenuto, espressione di un luogo dove due culture tanto diverse hanno trovato una sintesi perfetta, segno che la montagna non deve essere interpretata come elemento di divisione, ma di unione tra i popoli.
Si torna su pista forestale verso Campofei (1489 m), borgata che gode di un’ottima esposizione al sole, ideale dunque per una pausa. Gli investimenti sul territorio, quali anche il recupero dei sentieri, hanno spinto i proprietari della case ormai completamente abbandonate a valutare la possibilità di ristrutturare. In molti scelgono di coltivare qui il proprio orto in estate, segno che lascia ben sperare per il futuro. Con una discesa abbastanza ripida tra la boscaglia si raggiunge Croce (1175 m), ultima tappa prima del ritorno a Colletto. Si tratta probabilmente della più piccola tra le borgate visitate, ma la sua posizione la rendeva un tempo molto importante e strategica, poichè qui si incrociano i sentieri di collegamento tra i vari insediamenti, perciò era un punto di incontro per chi saliva Campofei o scendeva da Colletto, arrivava da Cauri o andava a Valliera.
Usciti da Borgata Croce, si attraversa un piccolo vallone poco esposto, dove è bene prestare attenzione al ghiaccio che potrebbe formarsi poco prima dell’arrivo a Colletto.
In questa borgata ha sede il Pichot Muzeou d’la Vita d’isì, il “Piccolo Museo della Vita di Quassù”, nato nel 1992 a cura di Olga Martino e Graziano Cardellino, con il sostegno del Centro Occitano di Cultura “Detto Dalmastro” e visitabile su appuntamento, contattando l’associazione culturale La Cevitou. In un ambiente che sa d’antico sono esposti oggetti e strumenti della vita quotidiana, documentati e descritti in lingua occitana e italiana. Nel 1996 è stata aperta una seconda sezione, dedicata ai lavori dei castelmagnesi emigrati e ad altre curiosità di vita e di sopravvivenza. Nel 2007 è stata inaugurata la terza sezione, dedicata al compianto Gianni Dematteis. In un suggestivo antico porticato del 1690 sono esposti i vecchi mezzi di trasporto usati in montagna e viene documentato il faticoso procedimento del bucato con la cenere, così come lo facevano le nostre nonne.

Tibert


albergo ristorante tre verghe d'oro pradleves cuneo escursioni L’escursione sul Monte Tibert (2647 m) è una classica della Valle Grana, particolarmente apprezzata per il grandioso paesaggio.
Si parte dal Santuario di San Magno (1761 m), eretto in un’area anticamente dedicata al culto di Marte, da sempre ospizio per i viandanti in transito dalla Valle Grana alla Valle Stura.
Fu costruito tra il 1704 e il 1716, ma conserva testimonianze precedenti di notevole interesse e valore. La Cappella Allemandi contiene affreschi della seconda metà del XV secolo attribuiti a Pietro da Saluzzo, il Maestro del Villar. La cosiddetta “cappella vecchia” fu integralmente affrescata da Giovanni Botoneri di Cherasco nel 1514. Gli affreschi occupano diciassette scomparti, che narrano la Passione di Cristo. Interessante è la rappresentazione dei sette martiri tebei: San Magno, San Maurizio, San Costanzo, San Ponzio, San Chiaffredo, San Dalmazzo e San Pancrazio. Come sempre all’interno dei santuari, la devozione dei fedeli si apprezza nelle ricchissime collezioni di ex voto, testimonianze di cultura popolare di inestimabile valore.
Dal santuario si tralascia il bivio a destra per il Monte Crosetta e poco dopo si trascura un’altra pista sulla destra, per imboccare il Vallone del Sibolet, risalendo i larghi pendii coperti di neve, in direzione del Colle dell’Intersile, su pista segnalata.
Si passa nei pressi di Grange Nollo (2019 m) e si continua a salire fino alle case ristrutturate del Gias Sibolet (2073 m).
Da qui non resta che affrontare la salita alla croce sulla cima del Monte Tibert (2647 m), seguendo il sentiero segnalato o attraversando i prati innevati su percorso libero, a seconda della preparazione di ognuno.
In questa vallone è bene prestare molta attenzione e informarsi preventivamente sulle condizioni della neve, in quanto in presenza di vento in quota non è raro che si stacchino valanghe di dimensioni anche importanti.
La fatica di una salita lunga e discretamente impegnativa è ripagata quando la sguardo spazia oltre il Colle dell’Intersile, verso il Monviso e le alpi del Nord in una direzione e verso la magnifica figura del massiccio dell’Argentera a sud. Nelle giornate più limpide si abbracciano con lo sguardo tutta la pianura cuneese, le Langhe e sullo sfondo i “giganti” Gran Paradiso e Monte Rosa.
Il ritorno si effettua lungo il percorso di salita.

Colle Viribian e Monte Viridio


albergo ristorante tre verghe d'oro pradleves cuneo escursioni Si parte da Borgata Chiappi (1661 m) di Castelamagno. Dopo aver attraversato il torrente Grana, si sale verso il Colle Viribianc, sulle tracce di una pista forestale che porta fino alle Grange Quiotas, dove la strada termina e dove si piega leggermente verso destra nel vallonetto che porta al Colle Viribianc (2187 m), che si intravede in lontananza già poco dopo le grange e rappresenta un importante punto di riferimento.
Ci troviamo sullo spartiacque tra le valli Grana e Stura, e anche un occhio non esperto è in gradi di apprezzare le differenze paesaggistiche di questi due territori contigui.
Con circa un’ora di cammino si raggiunge la cima del Monte Viridio (2498 m), che probabilmente deve il suo nome al verde che già in tempi antichi lo caratterizzava, si gode di un’ottima vista su gran parte delle Alpi Cuneesi, in particolare delle Marittime, con i massicci del Gelas, dell’Argentera e del Monte Matto.
Si consiglia di rientrare seguendo il percorso dell’andata e tralasciare la discesa diretta su Chiappi, in quanto si tratta di un percorso molto battuto dagli scialpinisti, che la conformazione del terreno rende meno adatto a chi lo percorre con le racchette da neve. Borgata Chiappi ha conosciuto lo stesso destino di molte altre frazioni di Castelmagno e in generale dei paesi dell’alta Valle Grana, che sono stati particolarmente toccati dal fenomeno dello spopolamento.
La zona si ripopola, però, ogni anno in occasione della Baìa di Castelmagno, che si festeggia in occasione della festa di San Magno, popolare santo della Legione Tebea, protettore degli armenti. Il 19 agosto di ogni anno sono molti coloro che, dalla Valle Grana, ma anche dalle vallate circostanti e dalla pianura, salgono fino al bianco e maestoso santuario, eretto nell’amena conca posta proprio a monte della frazione Chiappi, la quale fa da cornice alla suggestiva processione in onore del Santo.

Madonna degli Angeli


albergo ristorante tre verghe d'oro pradleves cuneo escursioni Si tratta di un’escursione con poco dislivello, che però permette di attraversare zone di pregio paesaggistico non indifferente.
Si parte da Borgata Gerbido (1239 m), raggiungibile da Pradleves su strada asfaltata, e si prosegue verso Rocca Seviana (1364 m) sullo spartiacque tra le valli Grana e Maira, prima di raggiungere, seguendo le tracce del sentiero, le Grotte di Balmarossa e la suggestiva Barma Grande (1336 m), cavità rocciosa utilizzata come ricovero già dalla preistoria. Da qui si prosegue, incrociando la strada asfaltata, fin nei pressi della cappella di Madonna degli Angeli, dove tradizione vuole che il passante suoni un rintocco di campana. Tramite comoda pista forestale si riguadagna poi il vallone del Gerbido e si ritorna al punto di partenza. Questo itinerario fa parte della Curnis, un sentiero intercomunale realizzato dall’Associazione La Cevitou nell’autunno del 1992.
Il percorso si sviluppa nei comuni di Pradleves e Monterosso Grana, percorrendo una vasta zona di media e alta montagna per un totale di circa 45 chilometri, in media intorno ai 1000 m di altitudine.
É un anello a cui si può accedere da entrambi i centri dei due comuni, anche se la partenza è prevista da Monterosso Grana (730 m).
La Curnis attraversa cinquantadue frazioni, per la maggior parte abitate solo in certi periodi dell’anno, portandosi sulla sinistra orografica della valle, fino a oltrepassare il torrente Grana ai confini con il comune di Castelmagno. Sul versante opposto il tracciato prende quota, toccando i 1370 metri sul Colle Saret de l’Eschaleto; continua poi fino al Crest de la Coumbeto, da dove prosegue nel vallone di San Pietro, Frise e Coumboscuro. Da qui, l’anello si richiude scendendo a Monterosso. É segnalato con cartelli, vernice gialla e rossa ed è rappresentato sulla cartina 7 “Valli Grana Maira Stura” dell’IGC.
Lungo il cammino, tra i soleggiati pascoli e gli umidi boschi di castagni e faggi, spiccano le opere di chi abitava la montagna: i muri a secco, i terrazzamenti, le sorgenti trasformate in fontane dalle acque freschissime, le case di pietra con i balconi di legno, i piloni e le piccole cappelle.

Monte Ribè e Costa Boli


albergo ristorante tre verghe d'oro pradleves cuneo escursioni L’escursione parte da Borgata Frise (1222 m), dove si può parcheggiare l’auto sul piazzale della chiesa. Da qui si sale seguendo la strada che conduce dopo circa un chilometro all’incrocio tra Borgata Crousas (Crociati) e Borgata Sarasin (Saraceni). Si svolta a destra verso i Sarasin e dopo 300 metri si attraversa Borgata Comba e si continua in salita; dopo 200 metri termina la strada asfaltata e si possono indossare le racchette da neve.
Si segue il tracciato di una pista forestale che, dopo un tornante, si fa un po’ più ripido. Si sale raggiungendo un pianoro posto alle spalle dei Sarasin, appena sotto la cima del Monte Ribè (1576 m). Da qui il panorama sulla Valle di Frise e di Santa Lucia è ottimo.
Si abbandona la pista forestale e si prosegue a sinistra, lungo un sentiero quasi completamente pianeggiante. È questa una zona molto suggestiva con dolci pendii che ci separano dalla vicina valletta di Pentenera e che in estate sono interamente adibiti al pascolo.
Dopo circa un chilometro si raggiunge il Colle di Boli, che ci offre una splendida vista sulla Valle Grana, dal Comune di Castelmagno fino alla pianura cuneese. Lasciata la conca di Boli, si scende a sinistra e s’imbocca la strada sterrata che in venti minuti raggiunge Borgata Crousas, da cui si prosegue per ritornare a Frise dove si è parcheggiata l’auto.
Dopo una giornata all’aria aperta, che sicuramente stimola l’appetito, non c’è niente di meglio che concedersi un succulento piatto di gnocchi al Castelmagno in uno dei molti ristoranti della Valle Grana, che utilizzano questo formaggio come ingrediente base per i piatti della cucina tradizionale. L’allevamento in Valle Grana, e in particolare nei pascoli dell’alta valle, è quasi interamente finalizzato alla produzione di questo formaggio. La particolare varietà e la fragranza delle erbe presenti nei pascoli costituiscono il presupposto fondamentale per comprendere appieno la qualità, il sapore e il profumo di questo eccellente formaggio, che ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta. Il latte destinato alla produzione del Castelmagno deve essere crudo e la stagionatura deve avvenire in grotte naturali e umide per un periodo minimo di sessanta giorni, su assi di legno.

dal Santuario al Chastlar


albergo ristorante tre verghe d'oro pradleves cuneo escursioni Si parte dal Santuario di San Magno (1761 m) e si segue per 300 metri la strada asfaltata che sale verso il colle. Si imbocca a destra la carrozzabile che si dirige sul pianoro sopra il santuario. Dopo un breve tratto la strada inizia a salire leggermente e si raggiunge rapidamente una baita utilizzata per l’alpeggio. L’itinerario prosegue, sempre seguendo le tracce della strada che taglia i pendii dei pascoli circostanti. Si notano altri rifugi destinati al riparo dei pastori che frequentano la zona nel periodo estivo.
Si raggiunge quindi il panoramico balcone naturale del Chastlar (1999 m), che offre una strepitosa vista sulla pianura cuneese. Un altrettanto imponente colpo d’occhio ci fa ammirare l’arco montano che ci circonda con Rocca Parvo, Punta Parvo e il Parvetto e con sulla destra la cima più importante della Valle Grana, il Monte Tibert (2647 m).
Dal Chastlar, con una salita un po’ più ripida si può raggiungere la costa del Monte Crosetta (2194 m), sulla sinistra, e di qui la cima, dove si riproporrà lo stesso spettacolo panoramico del Chastlar, mentre la cima del Tibert sarà molto più vicina.
Il rientro si effettua lungo l’itinerario di salita.
L’alta Valle Grana fa da palcoscenico al bel sentiero della ”Curnis Auta”, ripristinato dalla sezione del CAI di Cervasca in collaborazione con la Comunità Montana Valle Grana. Il percorso si snoda lungo tutta la valle, partendo dai Prà de Fransa (900 m), per giungere al Colle di Fauniera (2515 m) per un totale di circa 40 chilometri, sul crinale Valle Stura-Valle Grana, sulla destra orografica della Valle Grana.
È tutto segnato con pali indicatori e tacche bianche rosse.
Il Colle Fauniera, insieme al Colle dell’Agnello e al Colle di Sampeyre, è una delle salite ciclistiche più coinvolgenti della provincia di Cuneo. Esso è stato meta, nel 1999 del Giro d’Italia, mentre ogni anno i comuni della Valle Grana e il Colle Fauniera sono il palcoscenico della “Fausto Coppi”, gara ciclistica amatoriale che si svolge all’inizio di luglio, con partenza e arrivo a Cuneo.
Il Colle Fauniera è anche conosciuto con il sinistro nome di Colle dei Morti, legato ai sanguinosi combattimenti tra le armate dei gallo-ispani e quelle dei piemontesi. La denominazione Fauniera deriva molto probabilmente da un’errata traduzione in italiano del provenzale fount niero, “fonte nera”, che definiva una sorgente alla testata della valle.

l' Alpe


albergo ristorante tre verghe d'oro pradleves cuneo escursioni Si tratta di un itinerario lungo, che richiede un buon allenamento.
Da Monterosso Grana si prosegue per Pradleves. Si svolta a sinistra al bivio per Saretto, poi ancora a sinistra in direzione di Borgata Damiani. Si lascia la macchina al bivio per la Borgata Damiani e si sale su strada asfaltata in direzione della stessa, che si raggiunge dopo circa 3,5 chilometri di cammino. La borgata, bruciata durante la Resistenza, è il naturale punto di partenza per le escursioni a Rocca Stella (1579 m) e al’Alpe (1796 m), che con la sua inconfondibile forma a “panettone” domina la pianura sottostante ed è riconoscibile da molte zone del cuneese. La salita all’Alpe è sicuramente impegnativa, data la pendenza elevata dell’ultimo tratto, e la si effettua su percorso libero attraverso i prati, a seconda della preparazione fisica di ognuno.
Dalla cima si viene ampiamente ricompensati dalla bellezza del paesaggio.
Da qui, con un traverso appena sotto la cresta, già nel territorio della Valle Stura, si raggiunge il Colle dell’Ortica (1774 m), attraversando ora zone rocciose, ora pinete.
Dal Colle dell’Ortica si affronta una lunga discesa, che, passando per la Borgata Cuvent, porta a Santa Lucia di Coumboscuro (991 m), dove si può visitare il Centro di Documentazione della Civiltà Alpina Provenzale e il Museo Etnografico. Di grande interesse sono anche il monumentale frantoio in pietra e il raro telaio della canapa. A Santa Lucia, in un’aula riscaldata con la stufa a legna, ha sede la piccola Escolo. In questa pluriclasse alpina, da oltre cinquant’anni si sperimenta il plurilinguismo che integra l’insegnamento delle lingue italiano, francese e provenzale.
Santa Lucia è anche teatro di alcuni importanti eventi legati alla tradizione e alla civiltà provenzale: il “Journ di Réi” il 6 gennaio, giornata dedicata al teatro provenzale; il “Roumiage a la Vierge Adoulourado” la seconda domenica di luglio, tradizionale pellegrinaggio in costume sui millenari sentieri dei benedettini; il “Roumiage de Settembre”, annuale incontro provenzale internazionale, preceduto dalla “Traversado”, la traversata della Alpi, partendo da otto località francesi, con meta unica: Coumboscuro.
Da Santa Lucia si prosegue su strada asfalta per circa un chilometro, ritornando all’auto.